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FA DISCUTERE LA PROPOSTA DI INFOCIVICA PER GARANTIRE UN VERO PLURALISMO

di Pasquale Rotunno


Una testata giornalistica unica per la Rai ?

Innovazione e qualità del prodotto sono stati i temi al centro della ricca serie di incontri e dibattiti svoltasi a Torino nell’ambito del Prix Italia. La manifestazione si conferma occasione privilegiata di confronto sulle tendenze del mondo radiotelevisivo. Tanto più oggi, in una fase di profondo cambiamento in tutti gli ambiti sociali. “Si può e si deve migliorare, si deve innovare e cercare una maggiore corrispondenza con un mondo in continua e quasi frenetica evoluzione”, ha affermato Paolo Garimberti, presidente Rai; auspicando la diffusione all’interno dell’azienda dei contenuti emersi nella 63.ma edizione del Prix. Il necessario ripensamento del ruolo del servizio pubblico nel sistema dei media non può ignorare le esperienze internazionali più significative. Né può escludere progetti ambiziosi che consentano di sradicare mali antichi ormai non più sopportabili. Come il legame troppo stretto tra politica e informazione. Un legame che ha fatto negli anni moltiplicare le testate giornalistiche Rai; senza tuttavia riuscire a raccontare meglio la realtà.

Un’idea radicalmente innovativa viene dall’associazione Infocivica, presente al Prix Italia con un convegno sull’identità europea. Infocivica, animata dallo storico Bruno Somalvico, lancia la proposta di unificare le testate giornalistiche Rai: per superare la lottizzazione partitica delle redazioni. Perché il pluralismo si avvia ormai (se non lo è già) a diventare “balcanizzazione” dell’informazione. Con perdita di capacità creativa e, soprattutto, di credibilità presso i cittadini. Il progetto di testata unica, spiega Andrea Melodia, presidente dell’Unione Stampa Cattolica, non è soltanto una provocazione o un sasso nello stagno: “Esprime la volontà di ricostruire un servizio pubblico riconoscibile e autorevole, non soggetto alle forze politiche. Per liberare dai lacci esterni, per essere in ogni momento il più possibile pluralisti e rispettosi, professionali, al servizio del cittadino”. Un canale “all news”, aggiunge Melodia, deve essere al centro della produzione come fornitore di contenuti: “lì va riportata la responsabilità di tutta l’informazione”. Valorizzando il territorio, l’informazione di prossimità, quindi le sedi regionali. La trasformazione non può essere solo organizzativa, ma tecnologica, aggiunge Michele Mezza, giornalista attento a interpretare gli scenari aperti da internet. “La localizzazione delle informazioni in un contesto territoriale è oggi il requisito che dà valore aggiunto alla competitività editoriale”, sostiene Mezza. La Rai può essere il principale protagonista multimediale di un’offerta d’informazione locale. Reinventando la Tgr. Le forze produttive non mancano: 800 redattori, 22 sedi, mezzi e risorse tecniche. Nel progetto sarebbe valorizzata anche l’infrastruttura digitale di Rainews24.

Ci sono sfide che vanno raccolte con urgenza, rileva il direttore di Nuova civiltà delle macchine, Massimo De Angelis: “L’informazione è un flusso, la logica degli appuntamenti fissi non regge più”. Il rapporto con i nuovi media cambia le abitudini di fruizione. C’è una domanda di approfondimento informativo inevasa; mentre cresce l’insoddisfazione per l’eccesso di spettacolarizzazione dei talk show. I telegiornali Rai, avverte De Angelis, “hanno retto bene la sfida con Mediaset, ma oggi ci sono nuovi competitor come Sky, La7, il web, i segnali di deperimento rischiano di aggravarsi”. Un autorevole incoraggiamento ad approfondire il progetto di testata giornalista unica giunge da Angelo Maria Petroni, membro del CdA Rai. Il pluralismo non può essere una sommatoria di voci. O la semplice convivenza di tanti particolarismi. Il servizio pubblico richiede un giornalismo che sappia rappresentare con senso di responsabilità i temi più controversi, come quelli bioetici. I Tg “non sono luoghi di propaganda, ma devono promuovere la coesione sociale”. Quanto ai costi, rimarca Petroni, “il servizio pubblico non può essere soggetto al ciclo economico, ma deve avere un flusso costante di risorse”. Il canone, la tassa più odiata dagli italiani, va dunque ripensato. Insieme al governo complessivo dell’azienda Rai. Assimilata sempre più a un ente pubblico. Con inevitabili conseguenze sulla capacità di competere con i concorrenti privati. Concentrare e potenziare l’informazione Rai in un’unica struttura, sintetizza Gianni Bellisario, vicepresidente di Infocivica, “potrebbe essere il primo passo per avviare quel progetto di riforma necessario ad assicurare agli utenti un punto di riferimento certo nella babele informatica che rischia di travolgerci tutti”.

Articolo di Pasquale Rotunno